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Opinioni a Confronto

l'AlterBlog

Cambiare per Cambiare. Si può

maggio 21st, 2014

 

CIAPPEQuando negli anni ottanta arrivarono in televisione i primi talk show, il Maurizio Costanzo show iniziò nel 1982 e Samarcanda nel 1986, cambiarono il modo di raccontare l’Italia e gli Italiani. Nel primo, il Maurizio Costanzo Show, i vari ospiti discutevano del tema della puntata alternando personaggi importanti dello spettacolo, della cultura e della politica italiana a gente comune. Nel secondo, Samarcanda, ha per conduttore Michele Santoro in studio mentre Sandro Ruotolo, Riccardo Iacona e altri collaboratori con servizi esterni, dove incontravano la gente comune e si discuteva di attualità politica e culturale. In seguito se ne aggiunsero altri come Milano Italia e l’Infedele. Vedevamo in tv volti nuovi, si mescolavano i vari linguaggi, i programmi erano spontanei e funzionavano molto bene. Gli ascolti sono in costante crescita e Samarcanda, portò lo share di Rai3, inizialmente del 2%, fino al 15%, mentre il programma stesso raggiunse il 30% di share medio. A modificare il varietà arrivò Porta a Porta, dove politici, esperti e personaggi televisivi si confrontano sul tema della serata. I talk show si trasformano e tutti i personaggi incominciano a sfruttare la visibilità del mezzo televisivo mettendosi a recitare la loro parte, spesso dietro lauto compenso, diventando personaggi finti. Potrei fare molti esempi di questo teatrino, come l’ho definito in un altro post di questo blog, ormai la gente l’ha capito così come ha capito che anche il pubblico presente negli studi televisivi è asservito e quando capita che qualcuno dall’esterno voglia far sentire la propria contestazione è disapprovato e messo a tacere anche tecnicamente con l’abbassamento dei microfoni e con un mugugno di fondo impercettibile ai telespettatori. Non sarebbe ora di mandare a riposo quei giornalisti, di cui alcuni già pensionati, che si avvalgono di parcelle milionarie che sognavano da dipendenti? La televisione di Stato non può più permettersi di corrispondere fondi a destra e a manca a chiunque. Oggi in tutto il mondo si diffonde sempre di più il crowdfundingche trova nel finanziamento collettivo la risorsa per iniziative di qualsiasi genere. Perché la televisione di Stato non incomincia a pensare ad un giornalismo partecipativo per promuovere l’innovazione e il cambiamento sociale, abbattendo le barriere tradizionali dell’investimento finanziario? Forse perché i nostri manager super pagati ignorano il processo oppure perché è messa in pericolo la loro capacità della gestione obsoleta? Certo l’alternativa è una rivoluzione. Il futuro ormai è la Rete e sappiamo tutti come certi nuovi movimenti si autofinanziano. Ci sono delle start up innovative, garantite dalla legge 99/2013, chehanno nei loro principi fondamentali, “quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”, che possono essere molto utili all’uopo. I nostri politicanti, che hanno approvato la legge, sanno o no cosa hanno approvato? Perché non mettono in atto quanto decretato? Perché dobbiamo ancora subire il ricatto dei corruttori dell’Expo di Milano 2015? Cambiare è possibile ma forse qualcuno non vuole mutamenti e tenere le chiappe attaccate al cadreghino del suo piccolo potere.

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