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Opinioni a Confronto

l'AlterBlog

NIENTE ISTRUZIONE PER LE FEMMINE

aprile 26th, 2010

AFGHANISTAN_scuolaIeri tutti i giornali del mondo hanno riportato la notizia diffusa direttamente dal capo della polizia afghana, Abdul Razzaq Yaqubi, che una cinquantina (alcuni giornali riferiscono di ottanta) di bambine sono rimaste intossicate da un gas sprigionato nella loro scuola di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. Fonti ufficiali dell’ospedale hanno riferito che molte scolare hanno dolori, vertigini e vomito. Non è la prima volta perché anche la settimana scorsa, in altre parti del paese, alunne sono state intossicate con un gas velenoso da militanti talebani contrari all’istruzione scolastica femminile. Quando furono al potere, tra il 1996 ed il 2001, i Talebani abolirono ogni forma di istruzione femminile ed ancora adesso vogliono far prevalere la loro linea non accettando l’attuale condotta di Karzai. Intanto nel sud e nell’est dell’Afghanistan, dove i Talebani controllano città e villaggi, le scuole femminili restano chiuse. I giornali riferiscono che alcuni insegnanti sono stati arrestati e mutilati e qualche bambina è colpita dall’acido. Ho notato che tutti i giornali hanno riportato la notizia senza alcun commento, nessuno ha espresso indignazione o ribrezzo, nessuno ha segnalato la notizia con rabbia, ci siamo abituati a che le donne afghane portino il burqa, che le sia proibito guidare un’auto senza essere accompagnate da un parente uomo, che milioni di donne e bambini afghani continuano ad affrontare basilari problemi di salute e nutrizione, e il tasso di mortalità infantile è tra i più alti al mondo. Un bambino su quattro non raggiunge i cinque anni di età. Qualche anno fa si erano indignate la signora Bush e la signora Blair che sostenevano: «Le donne in Afghanistan, come in ogni altro Paese, hanno diritto alle stesse speranze ed aspirazioni che abbiamo noi e le nostre figlie: per una buona istruzione, per un lavoro fuori casa, qualora ne desiderino uno; il diritto all’assistenza sanitaria e, naturalmente, ancora più importante, il diritto che le loro voci vengano ascoltate». Oggi, non si indigna più nessuno.

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